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Viaggio tra le colline delle Langhe in camper
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Le Dodici Colline delle Langhe
Forse la grande mano che ha strizzato questo Nordovest nostrano qui nelle Langhe ha avuto un attimo di distrazione e ha allentato leggermente la presa, creando queste colline i cui nomi sono legati a quelli di vini tra i più famosi d'Italia.
Salite su una collina, una qualunque delle Langhe, per ammirare il panorama che si perde a vista d'occhio in una successione ritmica che ricorda le onde del mare. A spezzare quelle linee morbide e continue l'immancabile profilo squadrato di una torre o di un castello. Non c'è paese che non vanti almeno un piccolo castello; le abitazioni dei signorotti locali sono ormai entrate a far parte del paesaggio come le vigne e i noccioli.
Come le torri di Alba (172 m), la capitale delle Langhe, città viva e vitale, segno di una terra operosa e mai arrendevole che sa unire alla durezza del lavoro il piacere del buon vivere. Teatro dell'annuale Fiera Nazionale del Tartufo e del Palio degli Asini, Alba vanta numerosi luoghi di interesse storico, come la chiesa di San Giovanni, caratterizzata dallo stile barocco della facciata e circondata da interessanti edifici del XV secolo. All'interno della chiesa sono conservati alcuni dipinti di valore come la Madonna delle Grazie di Barnaba da Modena, del 1377 e l'Adorazione del Bambino e santi di Macrino d'Alba del 1508.
Dove un tempo c'era il forum romano oggi sorge Piazza del Risorgimento, detta anche piazza del Duomo, di fronte alla quale si apre la via Maestra, vero cuore della città. Il profilo della piazza è caratterizzato dalle tipiche torri che rendono Alba inconfondibile allo sguardo da lontano. Il sabato tra le case medievali di Alba si tiene il tradizionale mercato, la cui esistenza è ricordata in alcuni antichi documenti del 1171. Qui e nei valloni dell'Alta Langa si scrissero alcune tra le più belle pagine della Resistenza, magistralmente narrate nelle opere di Beppe Fenoglio. "Alba la presero in duemila il 10 ottobre e la persero in duecento il 2 novembre dell'anno 1944". Così inizia I ventitrè giorni della città di Alba, un'epopea partigiana nelle Langhe e il racconto della breve vita della Repubblica antifascista fondata in questa città.
Lasciata Alba, la strada inizia ad accarezzare le colline per arrivare a Roddi (284 m), il Castrum Rhaudium degli antichi romani, dove lo sguardo spazia sulle colline delle Langhe da un lato e su quelle del Roero dall'altro. Spicca la sagoma massiccia del castello, edificato nell'XI secolo su di una base fortificata precedente, che sbuca sopra i tetti del paese con le sue mura altissime e possenti.
La strada ora sale fino a La Morra (513 m), uno dei punti più panoramici della Bassa Langa. Il suo centro storico è di origine medievale e presenta una pianta a ventaglio, da cui spicca la parrocchiale di San Martino eretta nel 1675 su disegno di Michelangelo Garove. Appena fuori del paese, sulla strada per Grinzane, si trova l'ex abbazia dell'Annunziata del XV secolo, attualmente sede di un museo enologico privato.
Dalla piazza del paese si apre una spettacolare teoria di colline che sembrano rincorrersi l'una con l'altra. Colline morbide, da seguire con lo sguardo, accarezzandone i bordi dolcemente.
Da La Morra la strada prosegue a saliscendi tra splendidi vigneti portandosi sul fondovalle dove sorge Barolo (415 m), dominato dalla sagoma squadrata del castello Falletti, eretto nel X secolo come baluardo contro le invasioni saracene e ora di proprietà del Comune. All'interno del castello, oltre a una ricca enoteca regionale, si possono ammirare varie sale, alcune delle quali adibite a museo. Si segnala in particolare la bella biblioteca, curata per qualche tempo da Silvio Pellico, che soggiornò nel castello.
Siamo nel cuore di quelle vigne che danno vita ai grandi vini rossi piemontesi. Il nebbiolo, vitigno da cui derivano barolo e barbaresco, porta nel nome quell'atmosfera tardo-autunnale che inzuppa le colline di nebbia sottile nel periodo della vendemmia. Lasciato Barolo si prosegue lungo la provinciale che offre sempre apprezzabili scorci sulle colline circostanti fino a Monforte (480 m). Il paese sembra stringersi attorno alla collina, le case si ammassano quasi a ripararsi dal freddo. Passeggiando per le stradine si possono ammirare le graziose abitazioni fino a raggiungere la sommità della collina, dove sorge la piazza dell'antica chiesa, una parte della quale, grazie alla conformazione ad anfiteatro, è stata adibita ad auditorio intitolato al celebre pianista Horszowski, che vi tenne un concerto nel 1986. Sulla piazza, ottimo belvedere sulle colline circostanti, spiccano l'oratorio di Sant'Agostino e San Bonifacio, la cui costruzione risale alla fine del '600, la torre campanaria, frutto di numerosi rimaneggiamenti e restauri, ma la cui fondazione risale al XIII secolo, e il piccolo oratorio di Santa Elisabetta del XVIII secolo.
Da Monforte si scende a Dogliani (295 m), città natale di Luigi Einaudi, nota per il rinomato dolcetto. Da vedere la parrocchiale neoclassica, con la cupola innestata sulla pianta a croce greca.
Ed è sempre per colline disegnate dai vigneti che si risale a Serralunga d'Alba (414 m), altro caratteristico borgo arroccato sulla cima di una collina e una delle poche rocche intatte della Langa. Centro vinicolo tra i più rinomati, Serralunga ha nel castello Falletti di Barolo il maggiore punto di attrazione. Questa spettacolare costruzione risale al XIII secolo e domina il paese, che sembra ruotare, con la sua caratteristica pianta circolare, attorno alla massiccia torre medievale. Altra tappa fondamentale la palazzina di caccia di Fontanafredda, che attualmente ospita una cantina e che vide gli intrecci amorosi tra il re Vittorio Emanuele II e la Bela Rosin.
Pochi chilometri separano Serralunga da Castiglione Falletto (350 m), altro bellissimo esempio di borgo antico raccolto attorno al castello medievale a pianta circolare, caratterizzato da massicci torrioni cilindrici che rinforzano le mura e da una grande torre centrale. Di qui si può godere di uno dei più suggestivi belvedere della Bassa Langa. Paesaggi che ispirarono a Pavese descrizioni dolci e intense: "Una vigna sale sul dorso di un colle fino ad incidersi nel cielo, è una vista familiare, eppure le cortine dei filari semplici e profonde appaiono una porta magica. Sotto le viti è la terra rossa dissodata, le foglie nascondono tesori, e di là delle foglie sta il cielo. È un cielo sempre tenero e maturo dove non mancano - tesoro e vigne anch'esse - le nubi sode di settembre. Tutto ciò è familiare e remoto, infantile a dirla breve, ma scuote ogni volta quasi fosse un mondo" (Feria d'agosto).
Proprio tra queste colline si snodano i sentieri del barolo e del barbaresco, itinerari percorribili a piedi, in bicicletta e a cavallo, opportunamente segnalati e attrezzati.
Prendendo verso Alba si raggiunge Grinzane Cavour (269 m). Questo piccolo abitato, stretto attorno al castello, porta nel nome il ricordo dei diciassette anni, dal 1832 al 1849, durante i quali il grande "tessitore" del Risorgimento italiano fu sindaco del paese. A Camillo Benso, conte di Cavour, l'agricoltura piemontese e in particolare quella langarola deve molto. Fu lui a ingaggiare esperti vinificatori francesi per selezionare i vitigni e affinare i processi di vinificazione che hanno portato ai celebri rossi piemontesi.
Il possente e squadrato castello di Grinzane, teatro dell'annuale premio letterario omonimo, ospita un'enoteca regionale presso la quale è possibile degustare e acquistare vini di alta qualità. Il museo racchiude numerose sale dedicate alla vinificazione e al tartufo, oltre a presentare le stanze e gli arredi del castello e numerosi cimeli cavouriani.
Non è in un castello, ma in una chiesa l'enoteca regionale di Barbaresco (271 m). La bella chiesa di San Donato, un tempo luogo della religiosità popolare della zona, è oggi diventata un luogo di culto del prezioso vino locale. Piccola, ma suggestiva e graziosa, ospita nella sua navata centrale la sezione dedicata all'esposizione dei vini e alla didattica del barbaresco e una biblioteca dedicata ai libri delle Langhe.
"Da quel punto si poteva scavalcare con gli occhi il crinale di Mango ed oltre la pianura di Neive e Castagnole si poteva scorgere i vapori grigiazzurri che si libravano sul fiume". Così scriveva Fenoglio ne Il partigiano Johnny, raccontando quelle colline che per lui, uomo d'azione, erano diventate il fondale di una guerriglia estenuante: "Il mattino seguente marciarono a Mango per sete di notizie ed inquadrare la situazione. Marciavano inspirando l'aria che era stata di recente inspirata dai loro mortali nemici, con le suole sentivano la terra che essi avevano così a lungo e trionfalmente calpestata. E quel mondo collinare che stavano attraversando gli appariva come non mai provvisorio e fittizio".
Le colline descritte da Fenoglio sono oggi il centro di produzione del Moscato. Infatti, nel seicentesco castello di Mango (521 m) è stata allestita un'enoteca regionale del Moscato e, al primo piano, un ristorante.
In passato Mango era stato anche il centro dei bacialè, i sensali di matrimonio, che nel dopo guerra organizzavano matrimoni tra uomini del posto e donne del Sud. Proprio dal centro storico di Mango parte un itinerario, percorribile in auto, a piedi e in bicicletta, che si sviluppa nei dintorni del paese e tocca i luoghi citati da Fenoglio ne Il partigiano Johnny: Valdivilla, teatro della famosa battaglia, San Donato, Cascina Langa.
Sulla strada che conduce a Neive si incontra la bellissima cappella di S. Maria del Piano, risalente al XII secolo.
Neive (308 m) sta a cavallo tra l'ultima Langa del Moscato e le colline del Monferrato. Nel piccolo borgo antico si possono ammirare il palazzo comunale, che risale alla fine del '700, e diversi palazzi signorili.
Si entra ora nella valle che fu cara a Cesare Pavese. Qui, al confine con la provincia di Asti, si trova Santo Stefano Belbo (170 m), importante centro di produzione del Moscato. Santo Stefano Belbo vanta alcuni edifici di interesse, come i resti dell'abbazia di San Gaudenzio del X secolo, che sorge oltre il Belbo sulla strada per Asti. Qui tutto rievoca Pavese, il figlio più illustre di Santo Stefano Belbo, e i suoi romanzi: dalle vie del centro alla stazione ferroviaria, dai nomi delle località (il Salto, la Mora, il Nido, i Robini) alla casa di Nuto de La luna e i falò, all'albergo dell'Angelo, al museo pavesiano, collocato nella suggestiva cornice della casa natale dello scrittore.
 

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