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La strada romantica in camper
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Le Langhe e il Roero sono un mosaico d’infiniti paesaggi. Impossibile abbracciarli in un solo sguardo: meglio scoprirne uno alla volta, seguendo rotte che permettano, a poco a poco, di ricostruire un universo intero.

La Strada Romantica delle Langhe e del Roero - realizzata dal GAL Langhe Roero Leader nell'ambito dell'Iniziativa Comunitaria Leader Plus - si ispira proprio a questo approccio: descrivere un paesaggio a un tempo unico e multiforme attraverso aspetti che, per tradizione o suggestione, ne sappiano evocare lo spirito d'insieme. Al centro della scena undici tappe, a svelare lo straordinario paesaggio naturale e umano che si dischiude alla loro vista. Una trama di storie e memorie declinata attraverso undici temi dal rapporto dell’uomo con la sua terra alle tradizioni popolari, fino alla storia più recente attraverso i quali interpretare il territorio, riconoscendovi un patrimonio dal valore inestimabile.

La Strada Romantica delle Langhe e del Roero è concepita per offrire ai turisti un’esperienza di visita originale, ma rispettosa dei ritmi e dello spirito del territorio: lo si intuisce dall’allestimento dei punti panoramici della Strada, pensato per godere appieno del paesaggio che li ospita. In cima alle colline o all’ombra di antiche torri, i visitatori troveranno ad attenderli spunti e suggerimenti per proseguire il loro cammino: le quinte informative, chiamate a fornire dettagli sulle attrattive turistiche dei dintorni e il cippo panoramico, una serie di pannelli che, richiamando la forma sinuosa delle colline circostanti, suggeriscono l’interpretazione del territorio secondo il tema assegnato a ciascuna tappa, offrendo un modo originale ai turisti per conoscere a fondo il territorio quasi per “impregnarsi” delle storie e delle suggestioni raccontate.

Luoghi di sosta e osservazione, gli undici punti panoramici invitano i visitatori a regalare un po’ di tempo a se stessi la solitaria lettura di un libro, due chiacchiere con gli amici: ecco allora la discreta presenza dell’albero parlante, uno degli aspetti più poetici dell’allestimento, che affida alle sue foglie il racconto del territorio attraverso brani letterari, e la “panca romantica” per la sosta dei turisti, progettata per una comoda seduta a coppia e realizzata in metallo trattato con un processo di ricottura e lavorato a occhiello per infondere leggerezza al manufatto.

Di tappa in tappa, scortati da panorami tra i più affascinanti al mondo, entrerete a contatto con i gioielli di questa terra: la sua rigogliosa produzione vinicola, il tartufo e le nocciole, ma anche le sue secolari tradizioni, le piccole gemme dell’architettura rurale che ornano borghi e declivi, le testimonianze dell’epoca feudale fatte di castelli e torri, le fastose residenze che occhieggiano dalle vette più suggestive.

La Strada Romantica delle Langhe e del Roero è un percorso fisico ed emozionale: oltre cento chilometri di strade e sentieri incastonati in un paesaggio dal fascino irresistibile, infinite emozioni da vivere e altrettante suggestioni da assaporare per leggere e interpretare lo spirito di un territorio.

Le tappe

 

Al centro della scena undici tappe, a svelare lo straordinario paesaggio naturale e umano che si dischiude alla loro vista. Una trama di storie e memorie declinata attraverso undici temi - dal rapporto dell’uomo con la sua terra alle tradizioni popolari, fino alla storia più recente - attraverso i quali interpretare il territorio, riconoscendovi un patrimonio dal valore inestimabile.

 

Vezza d’Alba


Colline a punta, profonde gole e pareti a picco le celebri Rocche: è il panorama del Roero, alla sinistra del Tanaro. Qui sorge Vezza d’Alba, borgo millenario che ha attraversato per intero il periodo feudale, come testimoniano i resti del castello, abitato dalla famiglia dei Roero fino al Seicento. Oggi Vezza d’Alba offre la delicata bellezza barocca della Chiesa di San Bernardino e altri due edifici religiosi d’interesse: la Parrocchiale di San Martino e il Santuario della Madonna dei Boschi, fra la Valle Sanche e la Valle Maggiore. Nel Museo Naturalistico del Roero, infine, sono allestite ricostruzioni degli ambienti naturali tipici del territorio.

Langhe e Roero sono celebri nel mondo per il prezioso “frutto” della sua terra: il tartufo, ormai entrato nell'immaginario collettivo anche grazie a personaggi come Gioacchino Rossini (per lui era "il Mozart dei funghi"), Alfred Hitchcock (attratto dal mistero che circonda i tartufi, tanto da volerne girare un film) e Marilyn Monroe (scrisse a Giacomo Morra, il "re dei tartufi", di non aver «mai assaggiato niente di più gustoso ed eccitante»).

 

VEZZA D’ALBA – MAGLIANO ALFIERI (11 KM) |2192

 

Magliano Alfieri

 

 riassume in sé la storia del Roero: dall’antichità romana all’epoca feudale, con grandi famiglie a spartirsi il territorio. Qui è il “regno” degli Alfieri che, tra il 1660 e il 1680, fecero edificare il possente castello che domina il centro abitato, nelle cui stanze soggiornò il giovane Vittorio, destinato a diventare uno dei maggiori poeti tragici italiani. Il maniero, custode della Cappella gentilizia del Santo Crocefisso, dal 1986 è di proprietà comunale e ospita l’interessante “Museo d’Arti e Tradizioni Popolari”, con la caratteristica sezione dedicata ai solai di gesso, particolare tecnica costruttiva diffusa nelle case contadine di alcuni paesi del Roero, dell’Astigiano e dell’Ovadese.

I castelli di Langa e Roero

Su ogni borgo di Langhe e Roero veglia un antico castello: qui l’eredità dell’epoca feudale è lampante e regala allo sguardo visioni fiabesche. Abbarbicati sulle sommità delle colline, i manieri raccontano la storia di questa terra: lo fanno con i nomi delle famiglie cui sono legati - Falletti, Roero, Alfieri - e attraverso le leggende che li vedono protagonisti - il Castello della Volta di Barolo e quello di Prunetto, avvolti in un’aura di mistero e di superstizioni.

 

Area attrezzata

Magliano Alfieri
Presso l’area di servizio Shell sulla SS 231 Alba-Asti
CN042
N 44,7613390
E 8,0750370

 

MAGLIANO ALFIERI – NEIVE (11 KM) | 2206

 

Neive

 

Che Neive faccia parte del circuito dei “Borghi più belli d’Italia” non può stupire: basta ammirare l’impianto medievale del centro storico, con le caratteristiche case dai tetti rossi che si affacciano sui vicoli, addossate le une alle altre. Poi, ecco sorgere altre antiche testimonianze del passato: la Torre dell’orologio, ultima testimonianza dell’antico castello, la barocca Arcinconfraternita di San Michele con il prezioso portale ligneo, la Casa Cotto con i suoi pregevoli soffitti e caminetti del XIII secolo. Fuori dell’abitato, poi, lungo il torrente Tinella, sulla strada per Mango, un artistico campanile romanico si eleva tra le campagne ad annunciare la suggestiva Chiesa di Santa Maria del Piano.

 

Una moltitudine di vini e vigneti.


Questa è una terra che sembra donata all’uomo per godere del piacere del buon vino: colline che offrono i loro pendii al calore del sole e una tradizione fatta di lavoro e passione hanno fatto di Langhe e Roero uno dei “paradisi” mondiali della viticoltura. Questa è una terra da assaporare negli aromi intensi dei suoi vini - Barolo, Barbaresco, Dolcetto, Nebbiolo, Arneis, Moscato - ma anche da ammirare nei colori cangianti che i vigneti sanno regalare ai declivi a ogni cambiar di stagione.

 

Sosta

Sosta accanto al campo da calcetto in un bel piazzale oppure, più in basso, nei pressi del cimitero. Panoramicissimo anche il vicino Bricco di Neive.

 

NEIVE – TREISO (9 KM)

 

Treiso

Probabilmente a Treiso (dal latino Terzius) era sita la pietra del terzo miglio della strada romana “Magistra Langarum” - che da Alba Pompeia conduceva nella Provenza francese - di cui rimangono alcuni frammenti fra queste colline, dove nacque Publio Elvio Pertinace, divenuto imperatore nel 193 d.C. (da cui il nome di una frazione del paese). Oltre alla Chiesa parrocchiale dedicata alla Beata Vergine Assunta, in stile barocco classicheggiante, intorno al paese sorgono numerose cappelle campestri e piloni, tra cui il Monumento ai caduti in ricordo degli eroi della Resistenza. In autunno sulle colline di Treiso, Neive e Barbaresco si vendemmia il Nebbiolo da Barbaresco, da cui il celebre vino Barbaresco.

 

Le rocche della resistenza


La leggenda narra di sette fratelli blasfemi che, colpiti dall’ira divina, sprofondarono nelle profonde gole delle Rocche dei Sette Fratelli. Ma queste colline hanno visto scrivere sotto il loro sguardo pagine di storia legate alla Resistenza italiana durante la II guerra mondiale. Storie di uomini e donne semplici, raccontate in struggente prosa da Beppe Fenoglio, testimone e narratore di un dolore universale, che qui si fermava ad osservare la vallata albese, definendo Treiso “un paese per vivere in pace”.

 

TREISO – TREZZO TINELLA (7 KM)


Trezzo Tinella

 

Al confine fra Langhe e Monferrato, Trezzo Tinella è un minuscolo borgo incastonato tra i boschi, custode di una delle viste più spettacolari sull’intero territorio. Dal Boscasso si ha l’impressione di essere sul “tetto del mondo”, dove lo scenario dell’anfiteatro delle catene montuose che si rincorrono tra Valle d’Aosta e Liguria è bilanciato dalle immagini di infiniti paesini che appaiono nel pianoro. Qui si celebra la donna di Langa e il suo ruolo nella storia di questi paesi con un monumento – sito in località Piasarìn - assai amato dagli abitanti delle Langhe. In paese sono interessanti la Parrocchiale di Sant’Antonio Abate, tipica costruzione neoclassica piemontese con volta a botte, e la Cappella di Sant’Anna ai Fiori.

 

In viaggio tra Alpi e colline.


Tradizioni rurali e necessità di commercio hanno plasmato figure entrate ormai nel mito, protagonisti per decenni di profane processioni tra queste colline, persone che con il loro pellegrinaggio di cascina in cascina portavano prodotti e notizie dalle altre città. I cadreghé (costruttori artigiani di sedie) e i cartunè (carrettieri) alimentavano scambi e leggende: l’arte della narrazione era un bene prezioso nelle veglie che, al calar del sole, trasformavano le cascine in improvvisati teatri in cui si recitava e s’inventava la vita.

 

TREZZO TINELLA – BENEVELLO (2,5 KM)


Benevello

Con Benevello entriamo nel territorio dell’Alta Langa, belvedere naturale sul territorio circostante: da qui lo sguardo spazia sulla piana albese e sui morbidi profili della Bassa Langa, fino a perdersi sull’incombente catena delle Alpi Marittime. Il centro storico di Benevello ha il suo nucleo nella piazza, su cui si affaccia il castello, probabilmente eretto intorno al 1100 come struttura di controllo sulla strada che dalle Langhe portava ad Alba. Ancora oggi è il fulcro dell'intero centro storico, insieme con la parrocchiale dedicata a San Pietro in Vincoli, che ospita il grande affresco che raffigura la Langa, opera recente del pittore di Lequio Berria, Luigi Carbone.

Il bosco di langa

Salendo verso le colline più elevate dell’Alta Langa il panorama si rivela coperto di lussureggianti boschi, preziosi e intatti; con essi l’uomo di Langa ha un legame forte, reso indispensabile da un’economia semplice ma ingegnosa, diventato indissolubile grazie al rispetto che ha per la natura e per i suoi frutti. Il rapporto è ormai di familiarità, il legno come compagno di vita: è stato culla, gioco e lavoro, albero della cuccagna, gli è stato vicino nell’estremo commiato.

 

BENEVELLO – SINIO (10,5 KM)


Sinio

 

Nella terra del Dolcetto e del Barolo sorge Sinio, tra colline e vigneti che regalano armonia e quiete. L’antico borgo, di origine medievale, ha un concentrico “a scudo araldico”, conformazione urbana non comune nelle Langhe, in cui tre parallele vie interne costituiscono gli essenziali percorsi verticali, congiunti trasversalmente da un’unica via e dalla piazza, su cui si affaccia la Chiesa di San Frontiniano. A dominare il borgo il castello - edificato sulle rovine di un precedente maniero, distrutto dagli Sforza nel 1431, e risorto per volere della famiglia Del Carretto - di fronte a cui sorge la Cappella di San Sebastiano. La seicentesca Chiesa della Madonna Annunziata ospita il Teatro comunale di Sinio.

 

Il teatro delle colline


Grazie alla compagnia “Nostro Teatro di Sinio” rivivono storie antiche e tradizioni legate a un passato contadino: in particolare ogni 14 agosto, in occasione della “Notte delle masche”, vanno in scena le “storie di masche”, fattucchiere responsabili di sortilegi e terribili avvenimenti che popolavano i racconti degli anziani e gli incubi dei bambini, a soddisfazione dell’atavico bisogno di ogni cultura di figure spaventevoli e temute, a legare la comunità e plasmare saggezze e precetti popolari.

 

SINIO – CISSONE (16 KM)


Cissone

 

Il borgo di Cissone domina la valletta selvaggia e coperta di boschi scavata dal torrente Riavolo: i dintorni boscosi sono percorsi da numerosi sentieri che invitano a rilassanti passeggiate. L’origine romana del borgo sembra confermata dal ritrovamento della stele funeraria oggi conservata nei locali del Municipio. La piazza centrale del paese, racchiusa tra la Confraternita dei Disciplinati (al cui interno si trova l'originale altare barocco), il Palazzo Municipale e la Parrocchiale, è dominata scenograficamente dalla Chiesa dedicata a Santa Lucia, che ad una facciata imponente contrappone un interno particolarmente raccolto, ricco di testimonianze di secoli di devozione popolare.

L’uomo e la terra


Dalle travi delle cucine pende un’acciuga, contro la quale strofinare una fetta di polenta per insaporirla: è un’immagine vivissima del passato contadino di questa terra, oggetto di affettuoso racconto degli anziani alle generazioni più giovani. Terra dura da lavorare, quella di Langhe e Roero: il sudore dei padri l’ha resa generosa nei suoi frutti, grazie ai preziosi saperi contadini legati alle stagioni, ai “tempi” della terra stessa e di ogni lavoro, dall’aratura alla semina, dalla mietitura alla trebbiatura; memorie che ancora oggi plasmano il carattere di un popolo intero.

 

CISSONE – MURAZZANO (16 KM)


Murazzano

 

Corteo di case e palazzi ricercati ed eleganti, Murazzano è definito “scudo e chiave del Piemonte” per la sua posizione strategica. La sua torre, alta trentatre metri, perfettamente quadrata, costruita con muri imponenti di ottima pietra, è la meglio conservata fra le torri che, numerose, punteggiavano le colline dell’Alta Langa con funzione di avvistamento e segnalazione, in un’epoca di frequenti scorrerie saracene. D’interesse il Santuario della Madonna di Hal - con l’attigua Porta di Buzignano che delimitava l’antico abitato - e la Chiesa di San Lorenzo; bellissimo Palazzo Tovegni, in stile eclettico con due abbaini liberty; curioso il mulino a vento, originaria torre poi riconvertita per la macina delle granaglie.

 

Tradizioni di langa


Il lavoro nei campi non conosce sosta, richiede impegno costante e ritmi che assecondino quelli delle stagioni. A scandire feste e riposi è la religione – la messa domenicale, i matrimoni qui favoriti dalla figura tradizionale del bacialé, pellegrinaggi e feste patronali. Il gioco e la scommessa offrono invece occasioni di svago, delle carte nelle osterie e sulle vie fino al balon (pallone elastico) in piazza. Uno sport, quest’ultimo, diventato parte integrante della cultura di Langhe e Roero, prima ancora di essere specchio fedele del carattere di un popolo: testardo, ma così dolce nel suo aggrapparsi alla tradizione.

 

MURAZZANO-MOMBARCARO (18 KM)


Mombarcaro

 

Mombarcaro deriva il suo nome dal latino mons (monte) e barcari (barbarizzato, da barche), il monte da cui si scorgevano velieri e grosse barche. Un nome emblematico per la “vetta delle Langhe”: da qui lo sguardo spazia dalle cime delle Alpi Marittime fino alle nevi perenni del Monte Rosa. Di interesse il Museo Storico Etnografico, la Chiesa di San Rocco - con la “Cavalcata dei vizi” e i pregevoli affreschi di Antonino Ocello da Ceva - e il Santuario della Madonna delle Grazie (località San Luigi). Sono però i dintorni di Mombarcaro a stupire: la sua campagna rigogliosa, a tratti dalla fiabesca integrità, è punteggiata di piloni votivi e di minuscoli borghi, spesso poche case in pietra lungo una strada.

MOMBARCARO-CAMERANA (12 KM)


Camerana

 

Camerana, a ridosso della Valle Bormida e dall’Alta Valle Belbo, è costituita da una serie di borgate adagiate su un’ampia conca del fondovalle lungo la Bormida. Incastonato fra rigogliosi boschi - la Selva Pallarea e il bosco del Foresto - il pianoro si protende verso la Valle Belbo fino al capoluogo, il borgo di Villa, annunciato dallo svettare dell’antica torre: come un testardo baluardo, si erge ancora in piedi a dispetto del passare dei secoli, tra resti di mura e fondamenta dell'antico maniero. Notizie di questa presenza fortificata si hanno già a partire dal X secolo: nel 967, in un documento in cui si concedono le rendite delle pievi a Bernardo, Vescovo di Savona, si fa menzione di un appostamento difensivo sul luogo. Non era, pare, che una piccola casaforte a presidio e difesa della zona, importante però per via della sua posizione, a cavallo delle maggiori vie di comunicazione che collegavano l’entroterra piemontese con la riviera ligure, la cosiddetta “via del sale”. Nel XV secolo l’antica fortificazione fu trasformata in castello. Sopravvissuto per un millennio a guerre, pestilenze e cataclismi, l’edificio fu demolito nel 1937 dagli abitanti del borgo: si salvò la torre, solo per il fatto che nessuno sapeva come abbatterla. Dalla sua sommità, a trenta metri d’altezza, si gode di un panorama affascinante: lo sguardo spazia sul sottostante borgo di Villa e sull’intera valle Bormida.

Da visitare, inoltre, la barocca Chiesa della S.S. Annunziata con il prezioso altare maggiore di finissimo marmo policromo con lavorazione a mosaico. Anche qui, poi, è la natura a regalare grandi emozioni: la Riserva naturale alle Sorgenti del Belbo, tra i paesi di Montezemolo, Camerana e Saliceto, è un angolo di Langa diverso e unico, ancora incontaminato, area perfetta per escursioni, passeggiate a cavallo e itinerari in mountain bike, ma anche per lo sci di fondo.
L’ingegno contadino ha imparato a servirsi di tutto ciò che la natura offre: erbe, arbusti e alberi in cucina, in medicina, nella costruzione di abitazioni, nella fabbricazione di strumenti o a scopi ornamentali. Molti sono i frutti spontanei che la natura offre all’uomo: le castagne o le noci, con il loro alto valore energetico, sono ingredienti base di numerose ricette di cucina tipica langarola. Le piante e le erbe entrano così frequentemente nelle case per curare e per cucinare - l’ortica, ad esempio, viene adoperata come ripieno per gli agnolotti, mentre la malva è utilizzata per le sue proprietà sedative. Nonostante gli usi quotidiani, non bisogna tuttavia dimenticare che molte piante sono soggette a protezione assoluta, grazie a una normativa regionale che vieta la raccolta di circa settanta specie nel territorio di Langhe e Roero, tra cui assolutamente protetto risulta essere il tesoro di quarantatrè specie di orchidee: le varietà che crescono qui rappresentano quasi la metà del patrimonio italiano, tanto da rendere unico e pregevole il patrimonio floristico langarolo.

 

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